Giulia GT Junior 1300

Presentazione Giulia GT Junior 1300

Con molto piacere vi presento il mio primo umile articolo della rubrica ti consiglio.. motori, dove cercherò di portarvi per qualche minuto sull'asfalto degli anni '60, presentandovi una leggenda tutta italiana: la Giulia GT Junior 1300.
I sogni dei ragazzi degli anni '60 e '70 avevano un nome: Giulia. Alfa Romeo Giulia GT Junior 1300, per l'esattezza.

La leggendasef
L'Alfa Romeo godeva all'epoca di una grandissima fama, dovuta principalmente ai successi nelle competizioni. Le Giulia dominavano le corse sin dall'inizio degli anni '60, e quando la concorrenza divenne spietata, l'Autodelta preparò le Giula Sprint GT 1600 per il reparto corse Alfa Romeo e le denominò GTA, acronimo di “Gran Turismo Alleggerita” (alleggerita di oltre 200 kg, tramite l'impiego di plexiglas, magnesio e Peraluman per la carrozzeria, una lega di alluminio e magnesio), che esordì nel 1965 proprio alla nostrana Trento-Bondone, conquistando la vittoria di categoria.

etsg

Altra creatura dell'Autodelta fu la folle GTA SA, dove SA sta per “SovrAlimentata”, dotata di due compressori centrifughi in parallelo mossi da turbine idrauliche operanti a più di 90.000 giri/min. Il motore era in grado di erogare 220 cv a 7500 giri/min, e nonostante gli incendi in corsa fossero comuni (causate da inevitabili perdite d'olio dalla pompa ad alta pressione), conquistarono alcune vittorie importanti. Da menzionare anche le GTAm 1750 e 2000, che collezionarono scaffali di coppe.

Nasce la Junior
Nel 1966, i vertici Alfa Romeo presentarono una vettura rivolta ad un pubblico nuovo e giovane (da qui il nome), versione più economica delle GT 1750 e 2000: la Giulia GT Junior 1300.
Un coupé lungo poco più di 4 metri, venne disegnato dal giovanissimo Giorgetto Giugiaro (che lavorava presso Bertone) ed ereditò le linee della Giulia Sprint GT. Le prime due serie sono caratterizzate dalla peculiarità dello “scalino”, originariamente una presa d'aria frontale successivamente bocciata dalla dirigenza Alfa, che tuttavia si trovò costretta ad utilizzare i lamierati già prodotti.
aegIn poco tempo riscosse un successo inaspettato: il suo prezzo invitante di 1.792.800 lire e le sue caratteristiche da piccola gran turismo, la resero ambitissima tra i giovani. Motore anteriore e trazione posteriore, 930 kg di peso spinti dal più potente 1300cc dell'epoca, un bialbero 8 valvole che, alimentato da due carburatori Weber doppio corpo da 40, era in grado di scaricare sulle ruote posteriori 89 cv a 6000 giri e spingere la vettura fino ad oltre 170 km/h.
La Junior nasceva come Gran Turismo, quindi sportiva ma comoda ed adatta al viaggio: tuttavia il pubblico corsaiolo era consistente ed esigente, ed in pista le Junior risultavano veloci e vincenti. Così, nonostante il 1.3 fosse semplice e brillante, spesso veniva modificato o addirittura sostituito con i più potenti 1750 e 2000, che garantivano coppia e potenza nettamente superiori.
A 3 anni dal lancio venne aggiornata con servofreno, frizione a comando idraulico, un diverso cruscotto simile a quello delle GT 1750 ed altri accorgimenti. Nel '71 e nel '74 vennero presentate la terza e la quarta serie, stilisticamente sempre più vicine alle sorelle maggiori GT 1750 e 2000 e dotate di più optional votati al comfort.
Lo stabilimento di Arese smise la produzione delle Junior nel '75, dopo aver dato alla luce più di 90.000 esemplari.

Oggi
hAttualmente, per un modello senza particolare valore collezionistico, le Junior “scalino” si trovano a cifre comprese tra i 18 ed i 25.000 euro, a seconda delle condizioni; la ricercata prima serie orbita attorno ai 30.000 e le rarissime GTA superano i 150.000 euro.
Insomma, un gioiellino pieno di fascino corsaiolo in puro stile anni '60, in grado di trasmettere emozioni appartenenti ad un'epoca lontana da noi quando, la maggior parte della auto, pesavano meno di 1000 kg, non conoscevano l’elettronica, il rispetto dell'ambiente o della sicurezza, quando i volanti in legno venivano impugnati da trepidanti mani impregnate di grasso, sudore e passione, quando gli interni profumavano di benzina ed olio caldo e quando l'unica canzone che si voleva ascoltare era l'inconfondibile urlo dei carburatori spalancati.

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